La fattura in regime forfettario è senza IVA, ma non per questo è senza regole. Chi apre la partita IVA con il regime agevolato scopre presto che una fattura "pulita", con solo importo e firma, non basta: servono diciture precise, a volte la marca da bollo, e una trasmissione corretta al Sistema di Interscambio.
In questa guida vediamo come compilare la fattura passo per passo, cosa scrivere esattamente e dove si sbaglia più spesso. Le norme fiscali cambiano e ogni caso ha le sue eccezioni: per la tua situazione conferma sempre con un commercialista o sul sito dell'Agenzia delle Entrate.
Perché la fattura del forfettario non ha IVA
Chi aderisce al regime forfettario non addebita l'IVA ai clienti e, di conseguenza, non la detrae sugli acquisti. L'imposta si sostituisce con una tassazione agevolata sul reddito, calcolata su un coefficiente di redditività legato alla tua attività. La disciplina si trova nella legge 190/2014, articolo 1, commi da 54 a 89.
Per accedere al regime e restarci contano i requisiti del regime forfettario: un limite di ricavi o compensi annui, pari a 85.000 euro nella disciplina attuale, e alcune cause di esclusione legate, ad esempio, ad altre attività o ai rapporti con i datori di lavoro. Prima di emettere la prima fattura verifica di rientrare ancora nei requisiti, perché superare le soglie cambia il modo di fatturare.
Cosa scrivere sulla fattura in regime forfettario
Questo è il punto che crea più dubbi. La fattura deve avere tutti i dati ordinari, cioè i tuoi dati, quelli del cliente, numero progressivo, data e descrizione. In più vanno inserite diciture che spiegano perché manca l'IVA e perché manca la ritenuta.
- Assenza di IVA: "Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014, regime forfettario. Operazione senza applicazione dell'IVA".
- Assenza di ritenuta: "Compenso non assoggettato a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, legge n. 190/2014".
- Imposta di bollo: "Imposta di bollo assolta in modo virtuale", quando è dovuta.
Il testo esatto può variare un po' da un gestionale all'altro, ma il riferimento normativo deve esserci. Una fattura che dice solo "esente IVA" è incompleta: l'esenzione non è quella giusta e il cliente potrebbe chiederti di correggerla.
Il codice natura nella fattura elettronica
Nel tracciato XML, dove l'IVA non è applicata, devi indicare un codice natura. Per i forfettari si usa di norma il codice N2.2, "non soggette, altre". Aliquota IVA a zero e codice natura vanno sempre insieme: se manca uno dei due, il Sistema di Interscambio può scartare il documento.
Come si fa una fattura in regime forfettario, passo per passo
- Controlla di essere ancora in regime forfettario e di non aver superato i limiti.
- Inserisci i tuoi dati: nome o ragione sociale, partita IVA, codice fiscale e indirizzo.
- Aggiungi i dati del cliente. Per un'impresa servono partita IVA e codice destinatario o PEC. Per un privato bastano codice fiscale e indirizzo.
- Assegna un numero progressivo e una data.
- Descrivi la prestazione, con quantità e importo. Il totale è l'importo che il cliente paga, senza IVA aggiunta.
- Inserisci le diciture sul regime, sull'assenza di ritenuta e, se serve, sul bollo.
- Invia la fattura al Sistema di Interscambio e conserva la ricevuta di consegna.
Da qualche anno anche i forfettari emettono fattura elettronica, con regole sull'obbligo e sulle soglie che abbiamo spiegato nella guida Fatturazione elettronica per i forfettari. Qui ci concentriamo su cosa scrivere nel documento.
Per avere una struttura già ordinata, puoi partire da un modello di fattura e aggiungere le diciture del forfettario negli spazi note.
Marca da bollo sulla fattura del forfettario
Quando la fattura è senza IVA e l'importo supera 77,47 euro, scatta l'imposta di bollo di 2 euro. Per i forfettari accade quasi sempre, perché le loro fatture sono senza IVA per definizione. Se superi la soglia, devi indicare in fattura l'assolvimento del bollo, di solito con la dicitura sul bollo virtuale, e versare l'imposta secondo le scadenze previste.
Puoi addebitare il bollo al cliente, ma in quel caso va evidenziato in fattura come voce separata. Se invece decidi di non addebitarlo, lo paghi tu. Sotto i 77,47 euro non è dovuto, ma attenzione a non spezzare artificialmente le fatture per evitarlo.
Esempio di fattura in regime forfettario
| Elemento | Contenuto |
|---|---|
| Emittente | Giulia Rossi, consulente web, partita IVA e codice fiscale |
| Numero e data | 12/2026, 15 ottobre 2026 |
| Prestazione | Consulenza SEO, 10 ore a 50,00 euro |
| Imponibile | 500,00 euro |
| IVA | Operazione senza applicazione dell'IVA, art. 1, commi 54-89, legge 190/2014 |
| Ritenuta | Compenso non assoggettato a ritenuta d'acconto, art. 1, comma 67, legge 190/2014 |
| Bollo | Imposta di bollo di 2,00 euro assolta in modo virtuale |
| Totale da pagare | 500,00 euro, oppure 502,00 euro se il bollo è addebitato al cliente |
Nota come il totale coincide con l'imponibile: non c'è IVA da sommare. È l'effetto più visibile del regime, ed è anche il motivo per cui le diciture contano così tanto. Sono l'unica spiegazione che il cliente e l'Agenzia delle Entrate hanno a disposizione.
Errori frequenti nella fattura del forfettario
- Dimenticare le diciture. Senza il riferimento alla legge 190/2014 la fattura è carente e può essere contestata.
- Applicare la ritenuta d'acconto. I forfettari non la subiscono, e il cliente non deve trattenerla se la dicitura è corretta.
- Saltare la marca da bollo. Dimenticarla su più fatture porta a recuperi con sanzioni.
- Usare il codice natura sbagliato. Il documento viene scartato dal Sistema di Interscambio e va rinviato.
- Non controllare i limiti di ricavi. Superare la soglia fa perdere i vantaggi del regime, a volte già dall'anno in corso, e cambia l'obbligo di IVA.
- Numerazione disordinata. Salti o doppioni nella sequenza insospettiscono in caso di controllo.
Se hai dubbi su un caso specifico, per esempio fatture a clienti esteri o prestazioni miste, la risposta giusta viene dal tuo commercialista, non da un modello trovato online. Le regole ufficiali sono sempre consultabili sul sito dell'Agenzia delle Entrate: regime forfettario.
Fatture a clienti esteri e a clienti privati
Il regime forfettario non cambia con la nazionalità del cliente: la fattura resta senza IVA anche quando il destinatario è un'impresa di un altro paese europeo o un cliente fuori dall'Unione. Cambiano però i dettagli del tracciato elettronico, come l'identificativo fiscale del cliente estero e il codice destinatario da usare. Se lavori spesso con l'estero, chiedi al commercialista di verificare come impostare questi campi nel tuo gestionale.
Con i clienti privati la fattura è identica, ma può essere necessario indicare solo il codice fiscale. Conserva sempre la copia del documento e la ricevuta del Sistema di Interscambio: sono la prova dell'avvenuta emissione e ti servono se un cliente contesta una data o un importo. Un archivio ordinato per anno, con numerazione continua, ti fa risparmiare ore quando arriva il momento di compilare la dichiarazione dei redditi.
Conclusione
Una fattura in regime forfettario è semplice solo in apparenza: niente IVA da calcolare, ma diciture, codice natura e bollo da gestire con attenzione. Se tieni a portata di mano tre cose, cioè la dicitura sul regime, quella sull'assenza di ritenuta e la verifica del bollo, eviti la gran parte dei problemi. Resta sempre un consiglio di prudenza: i limiti e le regole possono cambiare, quindi controllale prima di iniziare l'anno. Se vuoi risparmiare tempo su impaginazione e numerazione, Voila ti permetterà di creare queste fatture dal telefono: iscriviti all'accesso anticipato per sapere quando sarà disponibile.